Le Sculture di Casina Fabrizio

Indirizzo: Via Console, n.34, 73048 Nardò LE

IL PARCO DELLE SCULTURE, DOVE L’ALBERO DI ULIVO INCONTRA L’ARTE

Il parco delle sculture, sorto ed in continuo sviluppo presso “Casina Fabrizio”, è un progetto non solo artistico che si sta realizzando presso una dimora storica (1820) appartenuta ai Baroni Personè. Grazie alla sensibilità e all’impegno dei nuovi proprietari, che per cinque anni vi hanno profuso passione e risorse, questo sito storico ha ripreso nuova vita vedendo riaffiorare in ogni suo angolo il suo vigore e la sua antica bellezza. In questi cinque anni, tuttavia, la Xylella ha colpito duramente gli uliveti del Salento. A soffrire in modo particolare sono stati proprio gli ulivi ultracentenari, veri e propri monumenti e spettatori secolari della vita e della cultura contadina di questa terra generosa e tosta, testimoni silenziosi e generosi del lavoro e dell’attaccamento a questo territorio di numerose generazioni. Abbattere questi esemplari ancora così maestosi, ai promotori dell’iniziativa è sembrato un po’ come infliggere un ulteriore martirio alla loro bellezza, cancellare per sempre una testimonianza solenne. Con l’iniziativa del parco delle sculture la proprietà ha voluto dare una nuova vita agli Ulivi colpiti dalla malattia, per indurre gli amici - e chiunque si voglia fermare a contemplare le bellissime sculture dell’artista Francesco Paglialunga - ad ascoltare la storia che queste piante magnifiche hanno ancora da raccontare, una storia di vincolo profondo con la madre terra, sempre fonte di vita, e di legame con le sue tradizioni. Nelle intenzioni dei promotori, si è anche voluto dare un messaggio di resilienza nonostante tutto, indicando la possibilità di riaffermare le tradizioni, di far riemergere il bello e anche il magico, persino dopo una grave sventura – naturalmente se tutto questo è rimasto vivo dentro di noi. Uno stimolo ad amare il proprio territorio ed a prendersene cura.

LE SCULTURE: CENNI DESCRITTIVI 

1. 9/2020 : LEGAMI

Di questa opera, la prima, è stato scritto egregiamente nell’articolo rintracciabile a questo link https://www.artribune.com/mostre-eventoarte/francesco-paglialunga-larte-salvera-lacultura-delle-nostre-radici/. Da quest’ulivo l’artista fa emergere una figura femminile, generatrice di vita, che si fonde con l'Ulivo. La donna abbraccia l’albero - legame con la sua terra e gli avi - dal quale non vuole staccarsi; tende una mano per raggiungere la testa del Delfino che simboleggia radici e tradizioni. È lo stesso delfino raffigurato nell’Obelisco di Lecce (vedi nota che segue) che morde la mezzaluna turca a simboleggiare la vittoria contro i Turchi. Dalle radici dell’ulivo cresce un bambino L’ulivo è il padre che gli ha permesso di venire al mondo per tramandargli cultura, storia e tradizioni. NOTA: All’entrata della città di Lecce, a pochi metri da Porta Napoli (Arco di Trionfo), è presente l’Obelisco di Lecce, realizzato nel 1822 dallo scultore di Muro Leccese Vito Carluccio, su progetto di Luigi Cipolla. L’opera fu creata in onore di Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie. E’ in pietra leccese, è alto circa dieci metri e parte da una base a gradinata e da un piedistallo ed è adornato nelle quattro facciate con alcune figure in bassorilievo, tra cui in basso il delfino che morde la mezzaluna turca (stemma che rappresenta Terra d’Otranto), che simboleggia la vittoria contro i turchi. Su ogni lato sono presenti rappresentazioni mitologiche e gli stemmi dei quattro circondari di Brindisi, Gallipoli, Lecce e Taranto.

1/2021 : IL LAURIEDDHU

Una raffigurazione sul palazzo Belli a Lecce

Il Laurieddhu o Scazzamurrieddhru è un dispettoso folletto del folklore dell'Italia meridionale. Il nome "Laurieddhu" viene utilizzato in particolare nell'area ionico-salentina.
È descritto sia come poco più che un bambino o anche come un omino brutto e peloso, delle dimensioni di un bambino di circa tre anni, con un abito color tabacco, spesso scalzo e con un cappello a punta in testa, "lu cappiddhuzzu". Nonostante le piccole dimensioni sarebbe assai forte e pesantissimo, e ha l'abitudine di sedersi sulla pancia o sul petto di chi dorme, guastandogli il sonno (si riferiscono a questo fatto nomi come Carcaluru, da "calcare", "fare pressione"). Non appare mai di giorno. Oltre a tormentare i dormienti fa altri dispetti, come rompere i vetri delle finestre, far chiasso con le pentole in cucina, deridere e schernire chi si imbatte in lui.
Il cantautore Domenico Modugno nel 1954 gli ha dedicato una canzone, chiamandolo con il nome usato nel Brindisino cioè Scarcagnulu (cioè scalcagnato, scalzo, malridotto).
È diventato una delle "icone" della recente riscoperta culturale e turistica del Salento, come uno dei principali soggetti raffigurati dall'artigianato locale della cartapesta e della terracotta, usato come "gadget", soprammobile, portafortuna o come nano da giardino.

                                                                              L'incubo, dipinto di Johann Heinrich Füssli

Nel Parco delle Sculture vi accoglie sornione spuntando da dietro un tronco. Vi punta il dito dritto al cuore per dirvi che si è accorto di voi e che potreste essere la sua prossima vittima.